IL CALCIATORE FRANCO CAUSIO PREMIATO NELLA CATEGORIA “SPORT E VITA”

franco causio

Conosciamo meglio i protagonisti della XXIII edizione del Premio Internazionale Fair Play - Menarini.

FRANCO CAUSIO (nato a Lecce il 1° febbraio 1949) è un calciatore italiano noto al grande pubblico come “Il Barone”. A livello di club, i suoi maggiori successi sono legati alla Juventus con la quale ha vinto, tra l'altro, sei scudetti, e alla Nazionale Italiana, tra le cui fila ha trionfato nel Mondiale del 1982. Ala dotata di fantasia, ha sempre sfoggiato un ottimo controllo palla e un’indiscussa abilità nel dribbling, fornendo precisi cross al centro dell'area dopo aver percorso tutta la fascia. La storia del “Barone” - piedi di velluto ed eleganza atletica - è la celebrazione di un calcio indimenticabile: quello dei campioni che spalano da soli la neve per liberare il campo o che giocano a carte con Pertini sull’aereo presidenziale dopo aver alzato la Coppa del mondo.

Il suo esordio nel calcio professionistico avviene con la maglia del Lecce, squadra in cui è cresciuto. Le sue vicende sono quelle di un ragazzo di 16 anni che, partito dal profondo Sud, diventa grande arrivando a condividere il campo con altri grandi calciatori appartenenti ad un periodo leggendario. La Juventus lo ingaggia nel 1966, ma nel primo anno in bianconero non scende mai in campo, e soltanto la stagione successiva gli regala l'esordio in Serie A con un’unica presenza. Dopo alcune stagioni trascorse in Serie B, nel 1970 ritorna alla Juventus, in cui milita per undici stagioni consecutive diventando una delle colonne portanti della squadra. In bianconero vince sei Scudetti, una Coppa UEFA e una Coppa Italia. Nel 1981 passa all’Udinese, dove gioca per tre anni ad alto livello riconquistandosi un posto in Nazionale, prima di trasferirsi all'Inter nel 1984. In nerazzurro resta però una sola stagione per poi fare ritorno al Lecce, club che lo aveva lanciato. Chiude la sua carriera tra le fila della Triestina dove rimane fino al 1988.

Con la Nazionale Italiana esordisce nel 1972, a soli 23 anni, contro il Belgio partecipando poi al Mondiale del 1974. Divenuto titolare, prende parte anche ai Mondiali 1978 disputando tutti gli incontri e realizzando un gol nella finale per il terzo posto persa contro il Brasile. Due sono le presenze che collezione, a 33 anni, nel corso del vittorioso Mondiale del 1982. In quell’occasione occorre ricordare che il ct azzurro Bearzot lo fece scendere in campo per l’ultimo minuto della finale vinta contro la Germania, in segno di riconoscimento e a dimostrazione della grande stima nutrita nei suoi confronti. La sua carriera in maglia azzurra si conclude a 34 anni, nel 1983, ma dopo il ritiro, oltre ad intraprendere l’avventura della Nazionale italiana Over 40, diventa dirigente sportivo e team manager di varie squadre nostrane tra cui l’Udinese.

Nel suo percorso è stato anche voce tecnica di diverse telecronache per Sky Sport, mentre oggi vive e lavora ad Udine. «Il calcio indubbiamente è cambiato - ha dichiarato Causio - non è più quello di una volta e, al momento, dobbiamo riconoscere di aver perso qualità in favore della quantità. Se penso ai grandi che ho incontrato, come Zico, Platini, Cruijff, Maradona, riesce difficile fare paragoni con i campioni del calcio attuale. E poi ci sono tanti interessi economici che distolgono dal vero obiettivo». Tre sono, invece, i valori che Causio ha sempre messo al primo posto: umiltà, sacrificio e lavoro. Non per niente l’appellativo “il Barone”, affibbiatogli da un giornalista, è diventato nel tempo un vero e proprio marchio di fabbrica.

 

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Gli sportivi di alto livello hanno una responsabilità che va ben oltre il fare onore alla maglia che indossano, al club o alla nazione che rappresentano.
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